UN’INTIMA PLANIMETRIA ESISTENZIALE, UN INASPETTATO ITINERARIO, UN AVVINCENTE E VITALE PERCORSO INCONTRA LO STILE STORICISMO DI DEUDA CONCEPTHAUS.

“Si delineano così strade, vie e incroci, si configurano nuovi paesaggi con veri e propri volumi in rilievo, che a loro volta suddividono l’opera in specifiche zone, in piccole aree topografiche. A qualcuno appariranno come semplici parallelepipedi, ad altri come la parte o l’abbozzo di un plastico. Quello che è certo, però, è che con Zona la pittura di Francesco Bruni diventa l’espressione e il relativo concretizzarsi di luoghi invisibili e come tali fortemente immaginari. Il colore cambia e predominano tinte più brillanti e accese, bianco, celeste e in alcuni casi perfino oro. Sembra che il quadro si accenda, si illumini per aiutarci a scorgere le più piccole sfumature di questa lenta discesa dentro la materia. Con Zona, lo sguardo e l’orizzonte dell’artista è cambiato e sembra indicarci, realizzando e mostrandoci questa sua intima planimetria esistenziale, un inaspettato itinerario, un avvincente e vitale percorso”

Paolo Santagati

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“È il momento disperato in cui si scopre che quest’impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina” così scriveva Italo Calvino ne Le città invisibili. A questo rassegnato e melanconico sentimento fanno da eco metaforicamente tante immagini e pensieri relativi al nostro mondo e soprattutto tante domande. Cosa dire infatti delle nostre città e società, del nostro impero, di quello al quale aspiriamo, quello che ci siamo costruiti con le nostre mani o di quello che abbiamo ereditato? Le opere d’arte a noi contemporanee, come queste di Francesco Bruni, raccontano in fondo il nostro tempo ed “impero”, il mondo nel quale viviamo, ed è così che vanno lette, tuttavia senza mai dimenticare il singolo artista; ogni soggetto infatti, secondo la propria sensibilità ed esperienza, coglie aspetti diversi di ciò che lo circonda, del passato, del presente e del futuro presunto. Attraverso le sue creazioni Bruni ci porta dritti alla realtà, senza filtri, in modo così diretto ed esplicito, fino alla meta; la nostra società, che è erede di ogni meraviglia, per inseguire, emulare, rincorrere la modernità, il benessere, il potere, è diventata corrotta nelle coscienze e nelle forme, nella natura e nel pensiero e questo ci ha fatto perdere la nostra identità e cultura, il nostro modus vivendi. Non è tuttavia nostalgia del passato quella che traluce da queste sue opere ma critica del presente e consapevolezza del destino del mondo se la bellezza non interverrà a salvarlo, come invece auspicava, con smisurata fiducia, forse, nei confronti dell’arte, il principe Miškin di Dostoevskij. L’arte è qui dunque emozione estetica e strumento salvifico; in Francesco è forte la consapevolezza della necessità dell’arte nella società moderna, alla quale la grande meraviglia del passato non può bastare, non basta al nostro impero in distruzione. Bruni, attraverso le sue opere, ci mostra un universo estremamente complesso, nel quale ogni essere vivente, ogni oggetto non è che parte di numerosi macromondi e costituito al suo interno da altrettanti micro mondi; ciascun “sistema” è relativo rispetto al tutto e alle sue parti e queste ancora rispetto alle geometrie naturali o artificiali che sono alla base ogni cosa. L’arte, in tal senso, è da sempre anche la ricerca da parte dell’uomo della sua posizione nel mondo e nell’universo; le immagini prodotte nei secoli ci mostrano questo in modo chiaro, mediate dalla cultura, dalla tradizione, dalla religione. Così, anche oggi, ogni individuo cerca una sua dimensione, un equilibrio in questo sistema che, dall’ultimo secolo in poi, grazie soprattutto alle scoperte in campo scientifico, si è mostrato in tutta la sua complessità, facendo comprendere all’uomo, in modo più consapevole, la sua relatività e precarietà. Tuttavia, anche se in grado di cose prima impensabili, come attraversare il cielo con un aeroplano, lo spazio con uno space shuttle, scandagliare gli abissi marini, l’umanità sembra incapace di censurare i propri comportamenti, bloccare le proprie azioni per la sua salvezza e quella del pianeta. È qui che può e ha forse il dovere di intervenire l’arte, quale mezzo potentissimo di comunicazione e linguaggio universale, ed è qui che, nel tentativo di risvegliare le coscienze, il cemento, che copre ogni cosa, oggetto e superficie nelle opere di Francesco, sembra lasciare ancora spazio all’uomo, alla natura, al sentimento. La cementificazione non è solo il simbolo eloquente della modernità a tutti i costi, del consumismo, della speculazione, della costruzione selvaggia che ha interessato e interessa grandi porzioni del nostro pianeta – costringendo la natura a zone delimitate, come fosse lei ospite del mondo dell’uomo e non l’uomo suo abitante e parte di essa – ma è anche metafora dell’appiattimento culturale, dell’annullamento delle coscienze, è il tentativo di soffocare la luce dell’intelligenza, della diversità, della vitalità che, dentro campane di vetro, come insetti, sono destinate a morire non appena l’ossigeno finisce. È così che l’albero, elemento ricorrente, quasi insistente, nell’opera di Bruni, rappresenta invece la vita e la salvezza fino al punto di essere protetto e custodito in una teca, come una reliquia, come oggetto straordinario e prezioso, ultimo superstite di un mondo in estinzione; le origini nelle sue radici ed il futuro nei suoi rami che tendono verso l’alto nel tentativo di uscire dalla gabbia nella quale lo abbiamo costretto. La natura acquista dunque un valore sacrale; nelle mani della sua forza vitale, della sua capacità di adattamento, sono le sorti del pianeta e dell’uomo che l’ha scordata, tradita per salire sul cavallo della modernità che corre così veloce da averne perso ogni controllo. L’arte vuole essere per Francesco le redini che frenino questa corsa insensata e cieca, che risveglino e reindirizzino l’uomo e la sua coscienza, il rispetto e la misura che salvino da una morte certa la materia e l’anima umana. Queste opere parlano di oggi e di sempre, della realtà e della fantasia, delle cose transitorie e di sentimenti eterni. Così anche la vita quotidiana si erge a momento degno di essere rappresentato, ma Bruni, memore dell’arte dell’ultimo secolo, fa qualcosa che va oltre la rappresentazione dell’oggetto: lo prende, lo toglie dal suo contesto, ed è questo che, così com’è, con le sue pieghe ed imperfezioni, le sue lacerazioni ed i segni dell’usura, diventa la natura morta di se stesso, bloccato dal cemento che qui interviene a fissarne il sentimento, il valore, l’importanza. Sta lì dunque, appeso al chiodo il camice del dottore, sulle mensole le camicie e le scarpe, come le posate e le stoviglie di una tavola imbandita, dove anche la fiamma delle candele che dovrebbe scaldare l’ambiente e gli animi si è spenta. Stanno lì a raccontarci l’uomo e la vita. Questa è la dimensione umana, fatta di ritualità, di quotidiano, ma anche di tensione verso il futuro, di sogni e speranze; queste opere riflettono dunque la volontà di costruzione di mondi altri. L’opera viene quindi sempre strutturata secondo un pensiero, un’idea, un’emozione, secondo un concetto. Oggetti comuni, apparentemente innocui ed insignificanti, nel contesto dell’opera si fanno carichi di significati e suggestioni, fino a suggerirci, talvolta, visioni apocalittiche; i luoghi dell’uomo non sono più accoglienti, sono luoghi ostili, incompatibili con la vita, è così che le città, come i nidi, vengono ad essere abbandonati; l’animale sfiduciato si rifugia altrove, dentro, nel più profondo della natura o di ciò che di essa è rimasto. I rubinetti non buttano acqua, solo le tracce di ruggine sul muro restano ad evocarla. Scheletri di città con i suoi edifici stanno “apparecchiati” come scacchi, immagine e metafora di ciò che avviene nella realtà: si giocano intorno ad un tavolo le sorti di ogni cosa, il destino del mondo è deciso dai “grandi della terra” che voraci, si avventano sul “cibo” e, in preda ad un delirio d’onnipotenza, non si rendono conto che condivideranno, loro malgrado, le stesse sorti del nostro pianeta. Un tavolo apparecchiato dunque ma con un pasto impossibile da consumare; l’arte diviene strumento di denuncia sociale e aspirazione ad un mondo migliore. Non è tuttavia l’immagine diretta, brutale e senza filtri, che aggredisce lo sguardo dell’osservatore quella che Bruni ci offre, ma è la rappresentazione, in chiave poetica e concettuale, di un’idea, di un messaggio, è l’espressione di una coscienza che sente gravoso sulle spalle il peso del suo destino e di quello del mondo. Che spazio rimane quindi per la speranza!? Ad ognuno la sua risposta, agli artisti la responsabilità di comunicare attraverso l’arte. Nessuna risposta, ma ancora una suggestione: concludeva Calvino, lasciando la parola alle “Città nascoste”, «una città infelice può contenere, magari solo per un istante, una città felice; le città future sono già contenute nelle presenti come insetti nella crisalide». E dunque sul tavolo di oggi c’è già in potenza il domani; sublime il pensiero che dalle nostre crisalidi possano ancora nascere splendide farfalle.

Caterina Pacenti, 2015

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Biografia.

Francesco Bruni

1972 Firenze

Vive e lavora a Firenze

 1993 /1996 frequenta lo studio del pittore Giuseppe Ciccia.

1998 disploma in arte

Partecipa e viene premiato alla 10°-11° e 14° edizione del ‘Premio Italia’-ECO D’ARTE

Firenze 1996 ‘Rilievi’ collettiva , Palazzo Pretorio,Certaldo

1997 ‘Il Giardino di Gaia’, collettiva, Palazzo dei Congressi, Firenze

‘Il Chianti a Milano’ , collettiva, Milano

1998’Innesti DOC’ , personale, in concomitanza con ‘tusca electa’, Greve in Chianti

1999 ‘ SognieSegni’, collettiva, (Premio Italia) Trento

2000 ‘Passaggi’ ,personale, Firenze-Parigi-Monaco

2001 St’Art Strasburg-Strasburgo-Francia Art Roterdam- Roterdam- Olanda

2002 Europ’Art -Geneve- Svizzera Lineart -Gent- Belgio

2003 Artè Nim -Nimes – Francia

2005 collettiva, Jma Gallery, Vienna

personale, Ferrara

‘Art e Fashion’ , personale, Berlino

‘Love Couture’, collaborazione artistica con la stilista Gabriele Stroh, Berlino

2006 ‘Involucro dell’anima’ ,collaborazione con art+photo di Valentina Piccirillo, Firenze

2007 collaborazione come artista/designer alla realizzazione della penna ‘MOKA SENZA TITOLO’ di Giuliano Mazzuoli, www.mazzuoli.it

2008 ‘Senza Titolo’ , personale, Art Gallery 46 Santo Spirito, Firenze ‘In the Brain 15’, istallazione artistica dim. 3×10 m , Hazor­m Italia.

2009 ‘Cemento di Moda’, ideazione e creazione per Chinook, Pitti Immagine Uomo, Firenze

‘Bruni Francesco, personale, Bernini Palace Hotel e Galleria del Palazzo ( Enrico Coveri) ,Firenze

St’Art Strasburg-Strasburgo-Francia

2010 Art Roterdam- Roterdam- Olanda

Art Paris – Foire D’art Moderne et Contemporain- Parigi- Francia

Art Brussels – Contemporary Art Fair- Bruxelles – Belgio

‘In the Box’, istallazione, cubo 200×200 cm organizzazione: Ass. Arte a Colori, Palazzo Pretorio, Colle val d’Elsa

‘Sounds’, per Grey Cat Festival, istallazione, Teatro delle Rocce, Gavorrano, Grosseto

2011 Art Brussels – Contemporary Art Fair- Bruxelles – Belgio

“The Labyrinth of Jazz”, istallazzione con la fotografa Valentina Piccirillo, 5 foto 100×400 cm, Follonica, Grosseto.

2012 “ Riluce: uomo, albero, pietra, stella: Partire dalla storia a memoria per costruire itinerari contemporanei” fondazione La Rocca di Staggia www.laroccadistaggia.it, Staggia Senese, Siena

“Abitare gli Alberi”, bi-personale, Arte A Colori, Colle Val d’Elsa, Siena

Collettiva galleria “Branch Bounce” Present Art Space Firenze

2013 “Foglie” spazio espositivo 4NERO, Firenze www.4nero.it

2014 “AMARE” collettiva, Palazzo Malaspina, San Donato in Poggio, Firenze

2015 “Remo Chiti” collettiva, installazioni varie, Rocca di Staggia, Staggia Senese, Siena

“Frattalità”personale, Osservatorio del Chianti, Castellina in Chianti, Siena

Istallazioni permanenti Fondazione Rocca di Staggia, Staggia Senese, Siena Spazio Espositivo 4nero,Firenze ArtGallery Tuscany, Montaione, Siena Palma Arte, Alseno, Parma.

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Per maggiori informazioni invia una mail a: info@deudaconcepthaus.it

Photo by ©MartaPesamosca

Link correlati: 

http://www.deudaconcepthaus.it/artists-and-creatives/

 

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